4 costi da considerare per non sbagliare l’acquisto della piegatrice

4 costi da considerare per non sbagliare l’acquisto della piegatrice

Qual è il processo che porta un’azienda di produzione a scegliere un macchinario, nuovo o in sostituzione che sia?

Quali sono i criteri decisionali che stanno alla base di un passo così importante per un’impresa?

In fondo se parliamo di imprese produttive, i macchinari sono lo strumento stesso che permette loro di realizzare la propria “ragione sociale” - non il nome depositato in Camera di Commercio ma il motivo profondo (la “ragione”) per cui stanno sul mercato riuscendo a servire la comunità (“sociale”):

offrire un prodotto che risolva in maniera unica un bisogno o un desiderio del proprio cliente.

Ecco: per fare questo servono dei macchinari, e selezionarli con attenzione fa tutta la differenza del mondo.

In queste pagine cercheremo di capire insieme come effettuare una scelta oculata e lungimirante, che possa garantire alla tua azienda e ai tuoi clienti:

  • qualità produttiva altissima;
  • costanza produttiva su cui poter contare a occhi chiusi;
  • affidabilità di esercizio “senza pensieri”;
  • manutenzione prevedibile e programmabile;
  • durata nel tempo senza declino degli standard produttivi;
  • assistenza capace di risolvere i problemi tempestivamente;
  • personalizzazione in vista dei propri processi produttivi;
  • costi commisurati a quanto mantiene queste promesse!

Le presse piegatrici, in effetti, sono uno strumento indispensabile nell’attività di qualsiasi azienda che si occupa di lavorazione di lamiere, ed è proprio per questo che selezionare la pressa piegatrice giusta per la tua impresa è un compito a cui devi prestare la massima attenzione.

Il problema è che si tratta di un investimento particolarmente impegnativo dal punto di vista economico, il che spesso induce a defocalizzare l’attenzione dagli elementi che abbiamo visto sopra e concentrarsi su un unico obiettivo: il prezzo d'acquisto.

Di solito, questo si traduce in una corsa al preventivo più “vantaggioso” (ma chi l’ha detto che sia per forza il più economico?), mettendo in concorrenza costruttori diversi e sperando di negoziare il prezzo più basso, in modo da rientrare il prima possibile dall’investimento. 

Il punto però è che il prezzo d’acquisto è soltanto la parte in evidenza di una serie di costi che concorrono a definire la tua marginalità e quindi il tuo guadagno netto.

Costo #1: la manodopera

Di tutti gli elementi che vanno a plasmare il tuo margine di profitto, questo è probabilmente quello che incide di più in termini di lavorazione.

Il problema è che le persone valide costano, e chi costa poco non è semplicemente “inutile” all’azienda, ma rappresenta un danno economico rilevante, direttamente (perché comunque il suo tempo improduttivo lo paghiamo) e indirettamente (perché il suo scarso valore si ripercuote su tutta la filiera produttiva).

Proprio per questo in VICLA, per esempio, lavora solo personale di altissimo livello, e tutte le posizioni critiche sono coperte da persone laureate. Questo rappresenta una garanzia per chi acquista le macchine per lamiera, perché sa che sono il risultato di una filiera d’eccellenza, dalla progettazione ai materiali, dalla realizzazione all’assistenza.

Costo #2: l’energia

La bolletta energetica è un’altra voce particolarmente importante per le aziende, poiché va ad incidere in maniera diretta sul costo/pezzo.

In Italia Il mercato energetico è pressoché bloccato, i margini di trattativa sono ridotti al lumicino e l’approvvigionamento dipende quasi totalmente da fonti estere su cui nemmeno eventuali politiche protezionistiche potrebbero intervenire.

La sola consolazione, per così dire, è che lo scenario è identico tanto per te quanto per i tuoi concorrenti, e in fin dei conti si tratta di una variabile su cui non hai modo di far leva rispetto a loro.

E quindi? Quindi significa che se vuoi ottenere un vantaggio competitivo devi andare ad azionare leve differenti, come ad esempio le prestazioni e l’affidabilità della tua pressa piegatrice - guarda caso, proprio i due versanti su cui VICLA si gioca tutta la sua reputazione di eccellenza italiana sul mercato globale.

#3: la materia prima

L’approvvigionamento di materie prime è un’altra storica spina nel fianco per le imprese italiane. In un territorio avaro di risorse minerarie, la fornitura di materie prime è un costo sostanzialmente al di fuori del controllo dell’azienda: certo, si possono ottenere sconti sui volumi, si possono stringere accordi speciali con singoli produttori, ma a conti fatti si tratta di una voce di bilancio che ha una possibilità di management davvero minima per l’imprenditore. 

Ancora una volta, ecco che la gestione delle uscite, per ottenere risultati apprezzabili in termini di esercizio, va spostata dal piano dei costi “visibili” (quelli che stiamo esaminando qui) a quello dei costi “invisibili”: da “quanto mi costa questo prodotto o servizio” a “quanto mi costa non agire per il meglio”!

#4: le spese generali

Ogni azienda deve sostenere infine una serie di costi strutturali che le servono “per funzionare”, un po’ come il metabolismo basale per il corpo umano: sono spese che vanno sostenute per il semplice fatto di essere in vita, e che spesso finiscono per incidere discretamente sulla marginalità, soprattutto nelle imprese più grandi! 

Infatti, mano a mano che l’azienda cresce in termini di commesse e di fatturato, le esigenze “di struttura” crescono più che proporzionalmente: il risultato è che questi costi fissi aumentano in assoluto e in percentuale, ma va bene così perché sono compensati dai maggiori guadagni.

È un tipo di problema, in ogni caso, che non tocca la piccola imprenditoria, poiché inizia a diventare rilevante al di sopra della soglia di una decina di milioni di fatturato annui.

Al di sotto di questa cifra, si tratta di costi che non incidono in maniera significativa sui tuoi utili.

E comunque, anche in questo caso stiamo parlando di spese che possono essere ottimizzate, certo, ma su cui il potere di intervento dell’imprenditore è davvero molto limitato.

Ma se i costi sono ineludibili… dove sta davvero la profittabilità del tuo business?

Ci sono ovviamente moltissimi aspetti che hanno a che fare con la gestione dell’impresa, e sono tutti importanti. Al cuore dell’esistenza stessa dell’azienda, però, c’è soltanto un elemento-chiave:

in fin dei conti, l’unica cosa che conta è la velocità e l’accuratezza con cui sei in grado di far uscire i prodotti dalla tua azienda.

C’è una frase ricorrente, che rimbalza dai muri degli uffici ai macchinari delle officine, dall’operaio all’imprenditore, da nord a sud…“abbiamo sempre fatto così”.

Non importa che nel tuo settore ci siano pratiche consolidate che nessuno mette in discussione da tempo, anzi, quello casomai dovrebbe essere il segnale d’allarme che ti indica che il tempo del cambiamento è arrivato e non è più rinviabile!

È innanzitutto una questione di atteggiamento: come imprenditore, è nella tua natura essere coraggioso e lungimirante, capaci di cogliere le sfide e anzi di anticiparle… 

In secondo luogo, il mercato non perdona l’immobilità, e in una competizione sempre più serrata e globale non innovare significa rimanere fermi mentre i più forti scattano in avanti.

Per sopravvivere e prosperare è essenziale adottare uno sguardo diverso dalla massa

In caso contrario, sarà la realtà prima o poi a costringerti a fare i conti con la tua responsabilità imprenditoriale: una crisi, una pandemia, chissà…

In ogni caso, presto o tardi tutti si trovano faccia a faccia con il processo di presa di coscienza che dà finalmente accesso al cambiamento.

Senza una presa di coscienza, il resto del percorso non potrà mai funzionare. Continuerai ad applicare schemi e comportamenti vecchi, anche se non funzionano più, perché il mercato è in continuo cambiamento, giustificandoti e dando colpa alla crisi, al governo, ai concorrenti, ai clienti impazziti…

La verità è una soltanto: senza riduzione di costo non c’è profitto!

Ma cosa c’entra tutto questo con i costi di gestione dell’azienda produttiva, che è il discorso da cui siamo partiti?

Vedi, acquistare una pressa piegatrice oggi non è assolutamente facile. 

Il mercato globale ti consente di poter scegliere fra fornitori in ogni parte del mondo, ma un eccesso di opzioni disponibili non si traduce in una maggiore libertà, al contrario: scatta quello che lo psicologo Barry Schwartz definisce “il paradosso della scelta”, un fenomeno per cui oltre una certa soglia di possibilità sulle prime può sembrare allettante, ma presto si traduce in un effetto paralizzante.

Del resto, se hai già affrontato in passato questa situazione lo sai anche tu: la fase di selezione dei fornitori non ti ha suscitato sensazioni di tranquillità e serenità, anzi probabilmente l’esatto contrario!

Per macchinari di produzione di una certa fascia, dove il valore degli investimenti è alto, la tensione emotiva delle persone coinvolte nella decisione è messa a dura prova.

Una volta che la Direzione aziendale incarica una persona, o un team, della scelta del fornitore, ecco che l’azienda mette sulle loro spalle un “carico da 90” che a livello psicologico è tutt’altro che indifferente. 

Cosa succede al giorno d’oggi se sbagli un investimento?

Nel caso di un investimento che si rivela inadeguato, è chiaro che a subirne il danno è innanzitutto l’azienda che ci ha messo i soldi. 

Un macchinario industriale comporta spese nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro, quindi è cruciale che ripaghi se stesso in tempi rapidi.

Ma come fa una macchina a “ripagare se stessa”?

Garantendo tutto quello che abbiamo visto più sopra:

  • qualità produttiva altissima;
  • costanza produttiva su cui poter contare a occhi chiusi;
  • affidabilità di esercizio “senza pensieri”;
  • manutenzione prevedibile e programmabile;
  • durata nel tempo senza declino degli standard produttivi;
  • assistenza capace di risolvere i problemi tempestivamente;
  • personalizzazione in vista dei propri processi produttivi;
  • costi commisurati a queste promesse!

In assenza anche di uno solo di questi elementi, il danno economico rischia di diventare incalcolabile.

Infatti, la perdita si articola almeno su 3 livelli, uno più preoccupante dell’altro:

  1. perdita aziendale: rallentamenti produttivi, consumi eccessivi, curve di apprendimento infinite, bisogno di manutenzione, prodotto finale incerto…
  2. perdita di clienti diretti:  è ovvio che se un cliente è costretto ad aspettare oltre i tempi pattuiti, oppure non riceve pezzi qualitativamente omogenei… beh, sarà difficile che torni a farsi fornire da te!
  3. perdita di reputazione: questo è l’elemento più grave in assoluto, perché un singolo cliente insoddisfatto è in grado di generare un effetto valanga capace di distruggere il buon nome della tua azienda, costruito nel tempo e con fatica… generando mancate vendite che non compaiono a bilancio, perciò è difficile accorgersene subito… ma sulla distanza possono rappresentare una minaccia concreta all’esistenza stessa della tua impresa.

Insomma, sbagliare un investimento in macchinari può essere una catastrofe per l’azienda!

Come evitare tutto questo?

Nel caso delle presse piegatrici, ci sono 7 elementi da analizzare prima di firmare un contratto e impegnarti all’acquisto. Nei prossimi articoli ne parleremo in maniera approfondita.

manuale pressopiegatura pdf